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Le Coltivazioni

Il compito di ogni bravo agricoltore biologico è quello di coltivare i propri terreni, cercando di aumentarne il grado di fertilità.
Mentre l'agricoltura tradizionale guarda al solo risultato economico della coltura in atto, apportando tanto concime quanto necessita allo sviluppo colturale, l'Agricoltura Biologica deve mirare al nutrimento del suo principale mezzo di produzione che è esclusivamente il terreno e l'ambiente dove si svilupperanno le colture.

L'unico sistema per rendere sempre più fertili i terreni è apportare Sostanza Organica al suolo.  Questo è possibile attraverso letamazioni, interramento dei residui colturali, utilizzo di piante leguminose e adottando appropriate rotazioni colturali (far succedere negli anni, sullo stesso appezzamento, colture miglioratrici come le leguminose che apportano naturalmente azoto, e colture "depauperanti", ovvero che asportano elementi al terreno come tutti i cereali).

Prendiamo ad esempio il grano duro: nell'agricoltura tradizionale necessita di almeno tre dosi di concime durante il suo sviluppo e buone dosi di erbicidi; per un risultato che ondeggia a seconda delle annate: si possono ottenere 90 quintali di granella per ettaro ma se ne possono ottenere anche 15.

campi Noi il grano duro lo coltiviamo su terreni difficili con pendenze elevate, lo seminiamo su terre "riposate" dove nei precedenti tre anni c'è stato un prato di leguminose pascolato dalle vacche che con le loro deiezioni partecipano al bilancio positivo della sostanza organica.
Risultato? A costo quasi zero, se non per le sementi e le lavorazioni, si ottengono sempre tra i 25 e i 35 quintali a prescindere dalle annate positive o negative.

Tutte le altre coltivazioni, per la maggior parte foraggere, sono condotte con questi principi: anche le ortive che richiedono molto ai terreni dove sono coltivate, rientrano in un piano di rotazione e sono comunque concimate con il letame delle nostre vacche.

 

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